Mediazione obbligatoria, termine di 15 giorni non perentorio

Mediazione obbligatoria, termine di 15 giorni non perentorio

di Francesco Machina Grifeo.

Il giudice di primo grado non può dichiarare improcedibile l’opposizione a decreto ingiuntivo soltanto perché il tentativo obbligatorio di mediazione è stato promosso oltre il termine di 15 giorni previsto dalla legge. Lo ha stabilito la I sezione civile della Corte di appello di Milano, sentenza 24 maggio 2017, riformando la precedente decisione (156/2016) del Tribunale di Monza, e prendendo posizione in senso favorevole alla natura «non perentoria» del termine previsto dal Dlgs 28/2010 (contra Tribunale Firenze, sentenza 4 giugno 2015).
La vicenda – La vicenda partiva dal disconoscimento della firma apposta in calce a una fideiussione per un mutuo bancario di 115mila euro, titolo in base al quale era stato ingiunto al ricorrente il pagamento della somma. Alla prima udienza il giudice, rilevato che la controversia rientrava tra quelle per cui è obbligatorio il tentativo di mediazione, assegnava il termine per attivare la procedura. L’opponente, tuttavia, depositava l’istanza per la procedura (che si chiudeva con esito negativo) nel novembre del 2015 anziché entro la fine di luglio. A questo punto il Tribunale dichiarava improcedibile l’opposizione, confermando il decreto ingiuntivo. Proposto ricorso, l’appellante ha sostenuto che il termine non era da considerarsi perentorio e che comunque il tentativo, sia pure fuori termine, era idoneo a precludere qualsiasi censura di improcedibilità.
La questione: il superamento del termine – Per la Corte territoriale, dunque, la questione è: se il superamento del termine «possa ritenersi equivalente al mancato tentativo di mediazione nei casi in cui esso sia previsto come obbligatorio, situazione – quest’ultima – che certamente determina l’improcedibilità del giudizio ordinario». E, secondo il Collegio, siccome il tentativo di mediazione è stato comunque esperito (con esito negativo), «il giudice avrebbe dovuto rilevare che la condizione di procedibilità dell’azione giudiziale si era in ogni caso avverata, sebbene con ritardo rispetto al termine (ordinatorio) inizialmente assegnato». Il termine di quindici giorni, infatti, «non appare corrispondere a un termine processuale cui applicare il disposto di cui all’art. 154 c.p.c.». Per cui, prosegue, allo spirare del termine non è neppure necessaria una richiesta di proroga «che avrebbe avuto come effetto (questo sì paradossale) di allungare ulteriormente i termini di espletamento del tentativo di mediazione». Del resto, la legge non attribuisce «allo spirare di quel termine un effetto preclusivo dell’attività di mediazione come, viceversa, affermato dal primo giudice». Nella normativa in esame, infatti, l’unico termine perentorio è riferito alla sospensione di tre mesi del giudizio che il giudice non potrebbe superare per consentire l’espletamento del tentativo di mediazione, che nel caso non è avvenuto. Pertanto «sarebbe del tutto incoerente ritenere che un termine riferito al particolare e alternativo procedimento di mediazione possa incidere così pesantemente sui diritti processuali delle parti».
In definitiva, prosegue la decisione, il giudizio di opposizione è stato «erroneamente dichiarato improcedibile sul rilievo dello spirare di un termine che non è previsto dalla legge come processuale, posto che il procedimento di mediazione non è assimilabile al procedimento ordinario e costituisce uno strumento di risoluzione delle liti alternativo al procedimento ordinario e giurisdizionale».
Del resto, aggiunge il Collegio, la mediazione «rimane pur sempre una disciplina orientata a incentivare soluzioni delle controversie pacifiche e alternative alla giurisdizione, senza eccessiva compromissione del diritto di agire, il quale non potrebbe essere impedito frapponendo ulteriori ostacoli temporali o decadenze processuali incompatibili con il principio del giusto processo e con il diritto di libero accesso alla giustizia, di matrice costituzionale e convenzionale». Così, conclude, nel caso specifico non può operare la causa di improcedibilità e, conseguentemente, il giudizio di opposizione, essendo stato inutilmente esperito il tentativo di mediazione previsto come obbligatorio dalla legge, deve essere considerato procedibile.

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